La città sul fiume Amstel, famosissima per i suoi canali, è un paradiso per gli amanti dei pannekoek. Persino Napoleone non riusciva a resistere a queste delizie. Una passeggiata gastronomica per le vie e i canali della città di Amsterdam sulle tracce del
Een, twee, drie», conta Natasja Postma, al tre lancia
in aria un pannekoek e lo riprende con agilità con
la padella. Il pannekoek è la versione olandese
della crêpe. Di solito risulta un po’ più spessa
della
sua cugina francese e, con i suoi 30 cm di diametro,
è leggermente più grande del pancake americano. «Una
vera
delizia» ci spiega con entusiasmo la cuoca 45enne del
caffè letterario De Engelbewaarder, che prepara diverse
varianti moderne di questo classico della cucina olandese.
Secondo lei le ricette tradizionali sono un po’ noiose, quindi
Natasja Postma preferisce trasferire nelle sue gallette le
ispirazioni culinarie raccolte nei suoi numerosi viaggi. Così,
ad esempio, racchiude un ragù di funghi in una crêpe,
vi adagia sopra un uovo di quaglia in camicia e annaffia il
tutto con una salsina a base di porto, un omaggio al Portogallo!
L’India invece è l’ispiratrice del Kip Tandoori, un
ripieno a base di pollo con spezie tandoori masala. L’idea
della dolce tentazione con frutti di bosco, yogurt, sambuca
e menta trae invece le sue origini dalla Grecia. Per quanto
i suoi ripieni possano essere speciali, per la pastella
Natasja
Postma si attiene alla tradizione e utilizza farina,
latte e uova. Rinuncia soltanto al sale, ma raffina le sue
crêpe dolci con un po’ di zucchero vanigliato.
Gli olandesi e la passione dei viaggi
L’amore per i viaggi di Natasja Postma non è nato per caso:
un tempo gli olandesi erano un popolo di navigatori molto
potente. Furono numerose le spedizioni in partenza dalla
Olanda alla conquista di altri paesi, e la bandiera olandese
sventolò ben presto su tutti i continenti. La città di Amsterdam,
capitale dei Paesi Bassi, a metà del XVII secolo
era la metropoli commerciale più ricca e più importante
d’Europa. I magazzini del porto traboccavano soprattutto
di spezie e sete provenienti dall’India e dall’area del Pacifico,
trasportate in patria dalle navi olandesi di ritorno dai
loro lunghi viaggi. E con le merci giungevano nella città
sulle rive del fiume Amstel anche gli abitanti delle terre
conquistate, in cerca di una vita migliore.
Il passato colonialista di Amsterdam si riflette anche sui
menu dei suoi ristoranti: lungo i canali del quartiere del
Mercato Nuovo (Neumarkt), dove si trova anche il caffè
De Engelbewaarder, si mescolano profumi di cucine indonesiane,
africane e cinesi. Oggi 175 nazionalità convivono
ad Amsterdam; i vari gruppi etnici rappresentano la metà
dei complessivi 750 000 abitanti della città; l’altra metà
sono olandesi, cresciuti quasi senza eccezione a suon di
pannekoek. Proprio come Luna, la figlia adolescente di
Natasja
Postma. Su suo espresso desiderio, per cena non
vengono servite le variazioni esotiche della mamma, bensì
semplici pannekoek con sciroppo e zucchero a velo. «Di
solito ne preparo una porzione abbondante, così ne rimangono
un po’ per colazione», aggiunge con un sorriso.
Anche in casa dei genitori di Arne Jakobs le porzioni erano
generose. Il proprietario del ristorante di pannekoek
più antico e più importante di Amsterdam, l’Upstairs,
ricorda:
«In casa nostra il mercoledì era il giorno dedicato
a questa specialità. Non si andava a scuola il pomeriggio,
quindi potevamo pranzare con calma. Invitavo i miei amici
e mia madre
cucinava una montagna di pannekoek per sfamare
quell’allegra combriccola di ragazzi.» E quando fuori
faceva freddo e soffiava il vento, alla sera portava in tavola
una fumante minestra di piselli e salsicce, seguita da una
sostanziosa frittata con pancetta e formaggio.
Facciate strette e tasse pesanti
Il formaggio è re nella cucina del ristorante Upstairs, che
quest’anno festeggia il suo 50° compleanno. Arne Jakobs
distribuisce una generosa manciata di formaggio a pasta
molle grattugiato su una crêpe a base di pancetta e la
guarnisce con fettine di pomodoro. Con il suo compagno
Ari, propone alla sua clientela circa 40 variazioni sul tema.
I pannekoek per Arne Jakobs sono una vera passione, al
punto da indurlo a chiudere la sua agenzia viaggi per tre
giorni la settimana per mettersi personalmente dietro ai
fornelli dell’Upstairs. Per il resto della settimana, il benessere
della clientela è affidato ad Ari. Nel piccolo locale,
situato in una casa stretta tipica della città di Amsterdam,
ci stanno soltanto quattro tavoli. A proposito, le case sono
strette per motivi fiscali: un tempo le tasse delle case lungo
i canali venivano calcolate in base alla larghezza della
facciata. Quindi si costruivano edifici alti e stretti. Un’altra
caratteristica architettonica è rappresentata dall’inclinazione
in avanti delle facciate a campana, a bollo o a beccuccio
– Op vlucht è il nome dello stile architettonico olandese
– sormontate da timpani, pinnacoli e occhi di bue. Tra
le varie teorie che spiegano questo particolare modo di
costruzione,
si dice anche che servisse a proteggere le facciate
dalla pioggia. Che in effetti è piuttosto frequente,
visto che il mare del Nord regala ad Amsterdam brevi
acquazzoni
pressoché quotidiani.
In una di queste tipiche case si trova anche il ristorante
Pancakes, altro indirizzo importantissimo nell’universo
della specialità olandese. Il locale luminoso è situato al
centro delle Negen Straatjes, le nove stradine, un grazioso
quartiere ricco di boutique, antiquari e caffè che invitano
a passeggiare in tutta calma. «I nostri clienti sono prevalentemente
turisti, la gente di Amsterdam prenota da
noi al massimo per festeggiare il compleanno dei figli»,
racconta il cuoco Tobias Saenen, mentre prepara la prelibatezza
più richiesta dalla sua clientela: i pannekoek dolci
con fettine di mela. «Sono anche i miei preferiti», aggiunge
Tobias Saenen e si rituffa con la mente nei ricordi d’infanzia:
«Un pizzico di cannella: questo era il segreto della
pastella che preparava mia madre. Quando lei cucinava ipannekoek, in casa rimaneva a lungo un dolce profumo».
E ciò non capitava spesso, «al massimo il giorno del mio
compleanno, quando ero malato o quando portavo a casa
dei buoni voti».
Una delizia inventata dai Romani
Chi crede che queste frittelle siano state inventate dagli
olandesi, si sbaglia. Sono stati i Romani. Già 2000 anni fa
macinavano segale, miglio o grano saraceno, impastavano
la farina ottenuta con acqua e preparavano una specie di
focaccia schiacciata che cuocevano sulla pietra calda.
Questa nutriente antenata della crêpe si diffuse in tutta
Europa. Nel corso dei secoli i cuochi raffinarono la ricetta
della pasta aggiungendo le uova e rendendola quindi più
morbida. In Olanda il pannekoek fece la sua prima apparizione
nel XIX secolo, sulle tavole dei contadini. A quell’epoca,
anche l’imperatore Napoleone Bonaparte assaggiò la
specialità olandese, che gli piacque a tal punto da proclamare
il 5 giugno 1806 giornata nazionale del pannekoek.
Questa specialità è per l’Olanda ciò che il cioccolato è per
la Svizzera. O prendendo in prestito le parole di Natasja
Postma: «Il nostro paese è plaat als een pancake – piatto
come una crêpe.»